Mascherine e PMC, come scovare le contraffazioni

L’emergenza legata al Coronavirus ha visto esplodere la richiesta di gel disinfettanti e mascherine di protezione. La grande maggioranza delle aziende si è rimboccata le maniche per fare fronte a questa nuova domanda secondo l’iter normativo previsto, alcune invece hanno deciso di offrire prodotti contraffatti, inutili e dannosi alla comunità.

Come fare dunque a distinguere un PMC o un dispositivo di protezione autentico da uno fasullo?

Per presidi medico-chirurgici si intendono tutti quei prodotti che vantano in etichetta un’attività riconducibile alle seguenti definizioni, indicate nell’articolo 1 del D.P.R. 392 del 6 ottobre 1998:

  1. disinfettanti e sostanze poste in commercio come germicide o battericide;
  2. insetticidi per uso domestico e civile;
  3. insettorepellenti;
  4. topicidi e ratticidi ad uso domestico e civile.

Non possono essere considerati presidi medico-chirurgici prodotti medicinali, dispositivi medici, cosmetici o prodotti dietetici. Alcuni di questi prodotti possono essere igienizzanti, il che è diverso.

Tutti i prodotti che vantano in etichetta un’azione di disinfezione o che riportano l’indicazione del termine ‘sanitizzante/sanificante‘, sono posti in commercio solo dopo aver ottenuto una specifica autorizzazione da parte del Ministero della Salute o dell’Unione europea.

Una volta autorizzati, i prodotti devono riportare in etichetta la dicitura: “Presidio Medico-Chirurgico” e “Registrazione del Ministero della salute n. ….

Per quanto riguarda le mascherine è importante ricordare che devono riportare il marchio CE. Con il decreto Cura Italia è ora possibile venderle anche prive del marchio CE, ma è necessario che l’importatore e il rivenditore abbiano inviato l’autocertificazione relativa all’Istituto Superiore di Sanità.

L’acquirente ha il diritto di chiedere al rivenditore questa informazione, se vede che la mascherina non riporta il marchio CE.

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