I composti per- e polifluoroalchilici (PFAS) sono una vasta famiglia di sostanze chimiche sintetiche (si stimano oltre 10.000) utilizzate per le loro proprietà idro- e oleorepellenti, antimacchia e di resistenza chimica/termica. Queste caratteristiche derivano dalla presenza del legame carbonio-fluoro (C–F), senza gruppi CH2, uno dei più forti in chimica organica, che rende molte di queste molecole particolarmente stabili e difficili da degradare nell’ambiente.
La robustezza del legame C-F è alla base della loro persistenza nell’ambiente, ragione per cui è stato attribuito loro il nome di “forever chemicals”. Il legame C-F, infatti, fa sì che si degradino molto lentamente e per questo, una volta rilasciati, possono persistere per tempi lunghissimi in acqua, suolo e organismi viventi, con il rischio di accumulo e diffusione su scala ampia.
Perché sono preoccupanti per la salute umana?
Le principali preoccupazioni legate ai PFAS (soprattutto per quelli più studiati e/o a catena lunga) riguardano:
• Interferenza endocrina: diversi PFAS possono agire come interferenti endocrini, interferendo con la regolazione ormonale con possibili ricadute su sviluppo, metabolismo e fertilità;
• Rischio di cancro (per alcuni PFAS): la IARC ha classificato PFOA come cancerogeno per l’uomo (Gruppo 1) e PFOS come possibilmente cancerogeno (Gruppo 2B);
• Effetti sul sistema immunitario: EFSA ha stabilito un TWI (tolerable weekly Intake) per i PFAS considerando critico l’effetto sul sistema immunitario sulla base di alcuni studi sugli animali e sull’uomo.
Francia: Il Ban dei PFAS nei cosmetici e non solo
La Francia è stato il primo stato (e finora unico) europeo ad adottare una legge incisiva che proibisce i PFAS in moltissime sostanze, tra cui i cosmetici: il decreto n 2025-1376 del 28 dicembre 2025. Per i cosmetici, l’entrata in vigore operativa del divieto parte dal 1° gennaio 2026: da quella data sono vietati fabbricazione/importazione/esportazione e immissione sul mercato di cosmetici contenenti PFAS, con regole attuative e un periodo di smaltimento scorte per prodotti fabbricati prima della data.
Un elemento tecnico rilevante è che il decreto attuativo francese definisce anche soglie residue di rilevazione (25 ppb singolo PFAS non polimerico; 250 ppb somma delle sostanze; 50 ppm includendo polimeri, se fluoro totale oltre 50 mg F/kg).
USA: la “Survey” FDA sui PFAS prevista dal MoCRA
Negli Stati Uniti, il MoCRA ha imposto all’FDA di valutare l’uso dei PFAS nei cosmetici e pubblicare un report entro il 29 dicembre 2025.
L’FDA ha raccolto dati dall’industria e ha chiuso la fase di raccolta e analisi pubblicando il rapporto “Report on the Use of PFAS in Cosmetic Products and Associated Risks”. Le conclusioni principali sono:
• dai dati disponibili risultano 51 PFAS intenzionalmente aggiunti in 1.744 formulazioni cosmetiche;
• la valutazione di sicurezza si è concentrata sui 25 PFAS più frequentemente usati;
• per 19 di questi l’FDA dichiara dati tossicologici insufficienti per una determinazione robusta;
• 5 PFAS sono stati considerati a bassa preoccupazione nelle condizioni d’uso previste, mentre 1 ha mostrato potenziale criticità al massimo livello d’uso valutato (in lozione corpo).
L’FDA non chiude il tema “in sicurezza”, ma sottolinea la mancanza di dati e la necessità di ulteriore evidenza scientifica.
La bozza di restrizione ECHA nel quadro REACH: verso una restrizione “di gruppo”
Nel quadro del regolamento REACH, 6 Stati membri (Germania, Paesi Bassi, Danimarca, Svezia e Norvegia) hanno presentato nel 2023 un dossier di restrizione per limitare l’immissione sul mercato e l’uso di tutti i PFAS. L’ECHA ha quindi avviato un processo di valutazione molto esteso, che mira a comprendere i rischi e i benefici derivanti da un’eventuale restrizione generalizzata di questo gruppo di sostanze. La proposta riguarda circa 10.000 PFAS ma non esiste ad oggi una lista ufficiale delle sostanze regolamentate.
Nella proposta di restrizione, illustrata nel Background Document del 24.06.2025 stilata dal RAC, si propongono gli stessi limiti imposti dal ban francese:
25 ppb per sostanze singole e non polimerizzate, 250 ppb per la somma delle sostanze, 50 ppm inclusi i PFAS polimerici se il totale del fluoro eccede i 50 mg F/kg.
Un ambito rilevante di discussione riguarda l’uso dei PFAS nei prodotti cosmetici: la proposta di restrizione copre anche l’uso cosmetico, e i dati raccolti da ECHA dimostrano che esistono alternative tecnologiche per la maggior parte di tali applicazioni. Pertanto, nei cosmetici non ci saranno probabilmente deroghe nell’utilizzo e pertanto si dovranno rispettare i limiti imposti dal REACH.
PFAS già vietati nei cosmetici UE: non solo CMR
Nei cosmetici i PFAS possono essere presenti come ingredienti intenzionalmente aggiunti (per migliorare la sensorialità, il film-forming e resistenza all’acqua e la lunga tenuta) oppure come residui, impurezze o prodotti di degradazione di molecole fluorurate più grandi.
Nell’UE alcuni PFAS risultano già proibiti nei cosmetici perché rientrano in elenchi di sostanze vietate soprattutto perché classificati CMR e quindi non utilizzabili.
Le principali preoccupazioni sono:
- Esposizione del consumatore: anche se molti PFAS (specie polimerici) possono avere bassa biodisponibilità, l’uso ripetuto di cosmetici mantiene alta l’attenzione su esposizione e margini di sicurezza, soprattutto quando mancano dati robusti sulla tossicologia per le specifiche sostanze.
- Pericolosità per la possibile interferenza endocrina e, per alcuni PFAS noti, evidenze di cancerogenicità.
- Impatto ambientale “wash-off”: i cosmetici, specie quelli a risciacquo, possono contribuire al rilascio di PFAS in acque reflue; la persistenza è uno dei driver principali delle iniziative UE.



